Sur le camping Passamontagna du 19-23 septembre. Rassemblement autour des luttes contre les frontières

Ciao a tutt,
qualche riga sul camping Passamontagna.
Fate girare...

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Sul Campeggio Passamontagna del 19-23 Settembre

Sono stati cinque giorni di discussioni, assemblee, iniziative.

Cinque giorni dove in più di 300 persone provenienti da varie parti d’Europa e non abbiamo vissuto insieme, condividendo analisi, pratiche e riflessioni frutto delle proprie esperienze.

Ci siamo spostati tra due luoghi di frontiera, tra quei monti che qualcuno ha deciso rendere zona di controllo e selezione, zona di confine. Che come tutte le frontiere separa, seleziona e uccide.

Tra queste montagne decine di persone al giorno si ritrovano costrette a camminare per chilometri, fuggendo dalle varie polizie, nel tentativo di arrivare in Francia perché ogni altra forma di spostamento gli viene preclusa.

Tra queste montagne dove invece passano centinaia di camion e treni-merce senza problemi né controlli, dove si stanno spendendo i miliardi nel tentativo di costruzione del TAV, dove c’è un tunnel facilmente attraversabile per chi ha soldi e documenti.

È perché non crediamo in questo sistema di controllo e gestione, in questo dispositivo fatto di frontiere sociali ed economiche ovunque, che ci siamo voluti prendere del tempo per riflettere insieme a come combatterlo.

In questa epoca storica dove nuove barriere e fascismi sorgono ovunque, dove i vari governi attuano politiche securitarie e di esclusione, aumentano le retate, i CPR e le deportazioni degli “indesiderati”, sentiamo il bisogno di orgnaizzarci meglio.

Individui e collettivi italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, sloveni, turchi, spagnoli, greci etc si sono confrontati sulle radici e le conseguenze dell’attuale sistema di esclusione, sul concetto di solidarietà, e “accoglienza”. Su metodi di organizzazione e sul ruolo della comunicazione. Sulla lotta al controllo d’identità, dato che (tra l’altro) per due giorni le strade di accesso al campeggio erano tutte sorvegliate da blocchi di polizia e digos che schedavano ogni persona con foto e perquisizioni.

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Venerdì 21 era previsto un corte a Bardonecchia, un corteo contro le frontiere. Perché Bardonecchia è città di frontiera, città dove vengono respinti tutti coloro che cercano di andare in Francia in treno, dal Frejus, o a piedi senza il pezzo di carta considerato “giusto”. Un corteo che si voleva contro il fatto che merci e soldi passano liberamente ogni barriera e le persone invece sono selezionate e respinte.

Non abbiamo fatto quel corteo.

Il giorno prima il sindaco di Bardonecchia, Avato, si era speso per allarmare i suoi cittadini del pericoloso corteo contro le frontiere. Consigliava a tutti di chiudersi in casa al fine “di agevolare al massimo le attività di controllo delle forze di polizia operanti sul territorio”. Ossia : 25 camionette di polizia e carabinieri, almeno 10 macchine/jeep degli stessi, due idranti e innumerevoli digossini appostati ovunque. Bardonecchia era totalmente militarizzata e deserta, tutti i parcheggi lasciati liberi per le macchine di polizia e i negozi chiusi. Dall’altra parte della frontiera, 10 camionette della gendarmeria francese si erano appostate nel timore che tentassimo di svalicare.

Non volevamo cadere nel gioco della rappresentazione di piazza, inquadrati a panino da tutta la polizia presente, senza riuscire a muoversi né a parlare con nessuno perché la città era stata resa appositamente deserta. Non volevamo diventare attori di un teatrino inutile.

Abbiamo scelto di non andare e non facilitare il loro gioco mediatico e politico. Scegliamo noi quando muoverci o attaccare.

Una settantina di persone sono andate a fare una passeggiata a Bardonecchia con un megafono per raccontare la situazione, seguiti da numerosa sbirraglia.

La città è stata di fatto bloccata per l’intera giornata dalle forze di polizia, e di soldi lo Stato ne ha spesi eccome. Per il nulla. È sempre qualcosa.

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Sabato 22 ci siamo spostati con un corteo di macchine a Claviere, per continuare il campeggio. Abbiamo fatto una sosta a Oulx, città dove si ferma il TGV che va in Francia, per fare qualche intervento al megafono. Poi abbiamo montato l’accampamento.

Claviere è proprio in frontiera. La polizia francese arriva all’ingresso della cittadina a scaricare i “migranti” catturati e fa ronde continue sui sentieri e sulle strade che arrivano in Francia. È dove c’è Chez Jesus, un rifugio occupato autogestito che fà solidarietà diretta a tutte le persone di passaggio, dando uno spazio libero e il tempo per organizzarsi meglio a chi vuole passare questa frontiera e a chi vuole lottarla. Conosciamo bene le violenze della polizia sulle persone di passaggio (minacce, pestaggi, furti) così come vogliamo combattere quel dispositivo territoriale che permette solo ai ricchi di passeggiare liberamente tra quei terreni mentre i “migranti” sono cacciati e rincorsi.

Il 22 siamo andati a fare una passeggiata sui campi da golf. Quei campi, quelle « 18 buche transfrontaliere » attraversate ogni giorno da decine di golfisti. D´inverno quegli stessi terreni diventano piste da sci calpestate da centinaia di sciatori che nemmeno si accorgono di passare quella linea immaginaria chiamata frontiera.
Il campo da golf è diviso a metà ; la parte italiana appartiene a Lavazza, multinazionale di caffè alquanto nota per le sue pratiche di business e sfruttamento ; la parte francese è del Comune di Monginevro.
L’accesso a quei campi super curati è vietato a chiunque non voglia pagare per camminare in montagna. Di notte come di giorno, militari e polizia pattugliano i campi da golf e i boschi attorno a caccia di migranti. Interessi privati e nazionali si intrecciano sui prati all’inglese tra Claviere e Monginevro.
Per ribadire la libertà di ognuno-a di spostarsi e vivere dove e come meglio crede, contro quelle multinazionali che si arricchiscono ovunque nel mondo sfruttando quegli stessi territori da cui le persone sono costrette a scappare, sabato 22 alcune centinaia di persone hanno occupato una parte dei campi da golf.
Quei terreni per ricchi sono diventati campo di gioco di sport popolari : partite di rugby, volleyball e frisbee si sono susseguite per qualche ora, accompagnati da musica improvvisata.
La polizia francese si è schierata sui sentieri e sui campi per impedirci di continuare la passeggiata, tirando gas lacrimogeni e bombe stordenti.
La polizia italiana, addirittura fornita di un idrante, era schierata in protezione ai campi sotto.
Tante cose sono state dette su questa giornata, anche cose che ci fanno sorridere. È facile parlare di violenza « dei manifestanti ». Ma di quella violenza fatta ogni giorno dai gendarmi sui sentieri contro i “migranti”, della violenza delle multinazionali che vivono di sfruttamento, della violenza economica che separa e divide, non se ne parla mai.

Sabato sera abbiamo fatto festa, e domenica il bilancio e la chiusura del campeggio.

La polizia francese si è impegnata nello schedare tutte le persone che attraversavano la frontiera in quel giorno, arrivando a mettere in stato di fermo due persone per tutta una giornata.

La solidarietà non si arresta. La lotta alle frontiere e al loro dispositivo nemmeno.

Alcunx partecipantx al Campeggio Itinerante Passamontagna


Cinq jours de discussions, d’assemblées, d’initiatives.
Cinq jours où plus de 300 personnes venues de plusieurs endroits d’Europe ont partagé leurs analyses, pratiques, réflexions et vécus.
Nous nous sommes déplacé.es entre deux lieux frontaliers (Melezet, Clavières) dans les Hautes Alpes. Un espace qui, comme toute frontière, divise, sélectionne et tue.
Chaque jour dans ces montagnes des dizaines de personnes sont obligé.es de marcher des kilomètres, fuyant différentes polices et milices fascistes, pour tenter d’arriver en France. Toute autre forme de déplacement leur est proscrite.
Dans ces mêmes montagnes, en revanche, camions et trains de marchandises passent par centaines sous la protection des flics. Loin des sentiers caillouteux, on y trouve un tunnel aisément franchissable pour qui possède papiers et argent. Des milliards y sont également dépensés en vue de construire la ligne à grande vitesse Lyon-Turin (TAV) dans la Vallee de Suse. La restructuration de ce territoire, guidée par les intérêts économiques des riches, contribue ainsi à accentuer la fracture déjà existante entre celleux qui en bénéficient et celleux qui la subissent.
C’est parce que nous ne croyons pas en ce système de contrôle et de gestion, en ce dispositif constitué partout par des frontières sociales et économiques, que nous avons voulu prendre le temps de réfléchir ensemble sur la façon dont nous pouvions le combattre.

En cette période historique où de nouveaux fascismes émergent de toutes parts, où les différents gouvernements mettent en place des politiques sécuritaires et d’exclusions, où les rafles augmentent ainsi que les détentions en Centre de Rétention Administrative et la déportation des « indésirables », nous avons ressenti le besoin de mieux nous organiser. Individu.es et collectifs italien.nes, français.es, allemand.es, suisses, slovèn.es, turques, espagnol.es, grec.ques, etc... se sont confronté.es sur plusieurs thèmes. Les racines et les conséquences du système d’exclusion actuel, le concept de solidarité et d’« accueil », les méthodes d’organisation et le rôle de la communication. Il a aussi été question de l’identité en général (administrative, territoriale et nationale) et de l’idée de s’identifier ou d’être identifié. Cela prenait d’autant plus de sens que pendant deux jours les routes d’accès au camping étaient toutes fermées par les barrages des flics et de la digos (police politique italienne), lesquels fichaient chaque personne contrôlée avec photo et fouille.

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Vendredi 21 était prévu un cortège contre les frontières à Bardonecchia, une ville frontalière. Une ville où sont refoulé.es celles et ceux qui tentent d’aller en France en train par le tunnel du Fréjus, ou à pied, sans le « bon » bout de papier. Un cortège qui voulait lutter contre le fait que marchandises et argent passent librement chaque barrière là où, en revanche, les personnes sont sélectionnées et refoulées.
Nous n’avons pas fait ce cortège.
La veille, le maire de Bardonecchia, Avato, avait pris le temps d’alarmer ses citoyens sur la tenue de ce dangereux cortège contre les frontières. Il conseillait à tout.es de rester chez elleux dans le but « de faciliter au maximum les activités de contrôle des forces de police agissant sur le territoire ». C’est-à-dire 25 fourgons de police et carabinieri, une dizaines jeeps, deux canons à eau et beaucoup de digos postés partout. Bardonecchia était totalement militarisée et vide, tous les parking laissés libres pour le dispositif policier, et les magasins fermés. De l’autre coté de la frontière, 10 camions de la gendarmerie française étaient postés, de peur que nous ne tentions de la franchir. Nous ne voulions pas tomber dans un jeu de mise en scène de la manifestation, pris en sandwich par toute la police présente, sans réussir à bouger ni à parler avec quiconque, dans une ville déserte. Nous n’avons pas voulu être les acteur.rices d’un théâtre inutile.

Nous avons décidé de ne pas y aller et de ne pas faciliter leur jeu médiatique et politique. Nous nous déplaçons et attaquons quand nous le choisissons .
Environs soixante-dix personnes sont allées faire une promenade à Bardonecchia avec un mégaphone pour raconter la situation, suivies par de nombreuses forces policières.
La ville a été véritablement bloquée toute la journée par les forces de police, et des sous, l’état en a dépensé. Pour rien. C’est toujours ça.

Samedi 22, nous nous sommes déplacé.es en convoi jusqu’à Clavière, pour continuer le camping. Nous avons fait une pause à Oulx, ville traversée par un TGV allant vers la France, pour faire quelques interventions au mégaphone. Puis nous avons monté le campement.
Clavière est juste sur la frontière. La police française vient jusqu’à l’entrée du village pour décharger les exilé.es capturé.e.s, et fait des maraudes en continu sur les chemins et les routes qui amènent en France. C’est là que se trouve Chez Jésus, un lieu occupé, un refuge autogéré ouvert en solidarité avec toutes les personnes de passage. Il s’agit de faire exister un espace pour celleux qui veulent passer la frontière et/ou qui luttent contre celle-ci. Nous connaissons bien les violences de la police sur les exilé.es de passage (menaces, vols, passages à tabac). Nous voulons combattre ce dispositif territorial qui permet aux riches de se promener librement entre ces espaces, tandis que les exilé.es sont chassé.es et poursuivi.es.

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Le 22, nous sommes allé.es faire une promenade sur le terrain de golf. Ces « 18 trous transfrontaliers » traversés chaque jour par des dizaines de golfeurs. Pendant l’hiver, les mêmes terrains deviennent des pistes, empruntées par des centaines de skieurs qui ne s’aperçoivent même pas qu’ils traversent cette ligne imaginaire nommée frontière.
Le terrain de golf est divisé en deux : le coté italien appartient à Lavazza, multinationale du café, notamment connue pour ses pratiques de business et d’exploitation ; le coté français est sur la commune de Montgenevre.
Pour réaffirmer la liberté de chaqu’un.e de se déplacer et vivre où et comme ille veut, contre ces multinationales qui s’enrichissent partout sur la planète, exploitant les territoires que les personnes sont obligées de fuir, le samedi 22, quelques centaines de personnes ont occupé une partie du terrain de golf.
Ces espaces réservés aux riches sont alors devenus le terrain de sports populaires : matchs de football, rugby, volley-ball et frisbee se sont déroulés pour quelques heures, accompagnés par de la musique improvisée.
La police française s’est déployée sur les chemins et sur le terrain pour nous empêcher de continuer la promenade, balançant des lacrymogènes et bombes assourdissantes.

La police italienne, carrément équipée d’un camion à eau, était déployée en contre-bas afin de protéger ses terrains.
Tant de choses ont été dites sur cette journée, et aussi des choses qui nous font sourire. C’est facile de parler de la violence « des manifestantEs ». Mais de la violence exercée chaque jour par les gendarmes sur les chemins contre les exilé.es, de la violence des multinationales qui vivent de l’exploitation, de la violence économique qui sépare et divise, de celle-la on ne parle jamais.

Samedi soir nous avons fait la fête, et dimanche le bilan et la fermeture du camping.
La police française s’est engagée dans le fichage de toutes les personnes qui traversaient la frontière ce jour la, jusqu’ à mettre en GAV deux personnes pour toute la journée.
La solidarité ne s’arrête pas. La lutte contre le dispositif des frontières non plus.

Quelques participant.es du Camping Itinérant Passamontagna

http://www.passamontagna.info/?p=561

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